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      Corsi e Lezioni di Armonica

                                                                                                                        di Egidio Juke Ingala

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Le Tonalità e la scelta dell’Armonica da usare

 

Come tenere lo strumento

 

Come suonare una nota singola

 

Le Posizioni dell'Armonica

 

 

If you want to play like the Greats... you have to study the Greats...

Questi sono i veri maestri dell’armonica blues, coloro che hanno influenzato intere generazioni di armonicisti. Ognuno di loro ha ancora molto da insegnare a tutti noi.

 

 

 

 

Ad un certo punto della sua infanzia ebbe un'armonica in mano, e questa lo portò ad essere il più grande innovatore nell'uso dello strumento.

Non è facile diventare una leggenda da vivi, e soprattutto esserlo già a 30 anni, ma Little Walter ci riuscì.

Era bluesman fino in fondo nelle sue origini, nel suo essere, nella condotta di vita, nel vagabondare inquieto e soprattutto lo era nel suo rapporto con lo strumento, indissolubile ed unico, esasperato, difficile per lui separarsi da quello che considerava l'esaltazione di se stesso, il mezzo per emergere dai problemi della vita.
Per quanto riguarda però il suo approccio alla musica, era bluesman moderno. Moderno non tanto o non solo per via dell'elettrificazione dello strumento, ma per la compiuta urbanizzazione del suo stile, nel senso vero della parola. Il suo era blues di città, eseguito con le nevrosi e le paure dell'uomo moderno, che non ha niente della rassegnazione dell'uomo di. Questa modernità si evidenzia dal suo modo di cantare e dal suo stile musicale, veramente unico ed innovativo, soprattutto nelle incisioni degli anni cinquanta, che è il periodo in cui produsse le cose migliori.

Ascoltandolo oggi può sembrare normale, ma solo cercando di calarsi in quei tempi si può capire come fosse una cosa nuova questa armonica usata non solo per esprimere stati d'animo in aggiunta alle parole, ma usata con intemperanza di stile e libertà di spazio espressivo per l'affermazione di un'idea, di un discorso musicale diverso, il suo proprio ed unico.

Il suo fantastico impatto e sviluppo sonoro e la sua grande dote compositiva, che gli fecero scrivere alcuni tra i più bei brani del repertorio blues moderno, oggi diventato classico, come 'Just Your Fool', 'Can't Hold Out', 'Oh, Baby', 'Temperature', 'Everything's…', 'Blue and Lonesome', 'Blues with a feelin'', 'Last Night', e così via, e con questo ricordare che, insieme a Willie Dixon e Jimmy Reed, è stato uno dei più prolifici autori di blues di quegli anni di passione, a Chicago.

 

 

 

George Smith, era armonicista e cantante dal grande swing e dalla straordinaria sensibilità melodica. Il suo stile è fatto di un uso frequente delle ottave tongue-blocked , di un pulsante vibrato, di un uso innovativo e fantasioso della terza posizione con la diatonica, ma soprattutto la lezione che i nipotini bianchi californiani hanno ben imparato rimane scolpita come nelle tavole di Mosè quando George soffiava sulla cromatica. A lui si attribuisce lo stile West Coast-meets-Chicago poi reso celebre dai vari Kim Wilson, Rod Piazza, William Clarke.

Se la maggior parte degli armonicisti usava riproporre la linea melodica dei singoli fiati, Smith con la potenza di suono e l'approccio ad ottave si può permettere di imitare un'intera sezione fiati!

Smith non ha mai ricevuto la giusta considerazione ed attenzione del grande pubblico, e forse neanche di quello blues purtroppo, come altri (Horton, Walter, Williamson, Cotton, Wells) ma possedeva quel talento, quella genialità e quella originalità che nell'Olimpo del Blues gli fa occupare un posto di riguardo. Se oggi vi sconvolgete con Rod Piazza, se non finite mai di ricordare il grande William Clarke, se aspettate con ansia il prossimo disco di Wilson, non dimenticatevi mai di ricordare nelle vostre preghiere notturne il genio della cromatica…Mr. George Harmonica Smith, magari strappando l'ultima sigaretta ascoltando "Blues in the Dark"…

 

 

 

Genuina ed elegante, generosa, creativa, geniale, rude e sottile, giocosa e tremendamente triste: questa è l'armonica di Sonny Boy Williamson, quella che ancora possiamo "sentire", non solo ascoltare.

Se Little Walter fu il più grande innovatore nell'uso dell'armonica, Sonny Boy Williamson II, fu senz'altro il più geniale ed il più influente maestro a cui tutti gli armonicisti, anche neri, come James Cotton e Junior Wells, prima o poi si sono ispirati o hanno tratto lezioni utili, forse proprio per la caratteristica del suo stile particolarmente ricco ed articolato, fantasioso, genuino al 100%.

E' stato un maestro, un genio, un innovatore incredibile nella tecnica dell'armonica blues e del blues in genere.
Incise brani immortali come Don't Start Me Talking, Help Me, Keep It To Yourself, Your Funeral and My Trial, Trust My Baby, Bye Bye Bird, Bring It On Home, Mighty Long Time…
Ciò che si evidenzia nel suo stile è la sua duttilità e morbidezza, la varietà degli stati d'animo, la capacità di usare ed inventare un nuovo vocabolario di toni, arricchito da evoluzioni personali, sia nell'intensa espressività vocale che nel fraseggio con l'armonica.
Non sappiamo giudicare se ha raggiunto l'apice ed il punto di riferimento indiscusso per la tecnica dell'armonica blues, sta di fatto che tutto quello che era prima di Sonny Boy sembra essere cancellato dalle innovazioni dello stesso, e tutto quello che verrà dopo sembra essere un continuo rincorrere la grandezza di quel suono immortalato nei dischi.

 

 

 

Con la sua tecnica naturale e infallibile ha creato uno stile personale, e l’impronta lasciata sulla trama del blues chicagoano è senza uguali: Little Walter forse piaceva più alla gente, Big Walter Horton piaceva più ai musicisti – ma entrambi furono fondamentali nel postwar blues, definendo il Chicago style, e in generale il blues moderno, in un modo così ideale che ancora oggi fa scuola. Il timbro del suo suono era grasso, solido, rilassato, malleabile,  era così personale e misterioso da essere irriproducibile.

 

Usava tutto il registro fino ad arrampicarsi e rimanere sulle note più alte con destrezza ed efficacia. Aveva un’ottima visione dell'insieme, e la sua integrazione ritmica dava un’efficace voce pulsante, eloquente, a volte delicata, a volte commovente, a volte allegra, a volte aspra, potente, in grado di cambiare o di marcare espressività al brano. Sceglieva le note con gusto e le srotolava una per una, chiare, alte, solitarie, affascinanti, e nessuna era sprecata. La simbiosi con il suono del sax è interessante e punto in comune con Little Walter, dalla quale si potrebbe tracciare per entrambi una linea di libertà espressiva pari a quella dei celebri fiati del bebop, in voga negli anni ’40-’50.

 

 

 

 

Sonny Terry ha scritto pagine indimenticabili nel libro dello stile folk-country Blues.

La sua padronanza tecnica gli permetteva una straordinaria combinazione fra il suono della sua voce e quello della sua armonica. Una potente miscela che immediatamente trasporta l'ascoltatore sul delta del Mississippi alla scoperta delle radici del blues. Nato nel lontano 1911, Sonny Terry è diventato, già prima della Seconda Guerra Mondiale, uno dei migliori armonicisti d'America, influenzando decine di musicisti che hanno deciso di cimentarsi con questo strumento istintivo ma difficile da padroneggiare appieno.
Nella sua carriera ha suonato e cantato con tanti grandi, da Woody Guthrie a Pete Seeger, stupendo tutti con le sue capacità da vero maestro dello strumento.
Formò con Browie McGhee, una delle coppie musicali e longeve della storia del Blues.